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Articolo su Suddeutsche Zeitung MAGAZIN n.34 27/8/2010

 

La Lodola, Toscana 

Parole che esprimono la voglia di fuga dalla monotonia della vita quotidiana spesso sono: “ Vieni, facciamo la valigia, andiamo in Italia !” suddeutschevillalalodola

Per poi...ritrovarsi dopo lunghe ore logoranti in un albergo troppo costoso, i ristoranti sono già chiusi e dato che proprio in vacanza non vuoi arrabbiarti con te stesso finisci a sfogarti con l’altro. Anche noi siamo partiti per un simile viaggio per la sventura... Prima la strada da Monaco a Como ci sembra troppo corta, poi il tragitto fino a Firenze troppo lungo e arrivati a sera veniamo a sapere che l’albergo consigliatoci è chiuso per restauro. Perlomeno ci forniscono un numero di telefono di un altro albergo e Mario, il proprietario de “ La Lodola” ci spiega come arrivare a Foiano della Chiana ( località mai sentita prima ) e come trovare la “lodola” ( parola mai sentita prima). E poi... Una casa del 18esimo secolo su un poggio, un camino scoppiettante e Mario che ci chiede alle 11 di sera cosa vogliamo da mangiare. Dopo un’insalata, Tagliata con risotto e vino rosso della casa veniamo accompagnati in una delle 5 camere dove rimaniamo per 4 notti. Questa scoperta ha ripagato la nostra disavventura insieme a tutte quelle precedenti. 

David Pfeifer

 

 

 

Testo recensione DOVE anno 19 n.3 marzo 2009

Atmosfera di calda accoglienza è quella che si respira al Relais La Lodola, nella campagna.Cinque stanze tutte diverse, i mobili dal Settecento al Novecento sno mescolati con gusto infallibile e sono in parte in vendita.Sorprendente anche la sala delle colazioni, con un grande camino e un’insegna dello storico Caffè Poliziano di Montepulciano. L’orto coltivato personalmente è l’orgoglio di Mario Porcu che produce verdure sublimi per parenti,ospiti e clienti dell’Osteria della Lodola, che è uno dei migliori ristoranti della zona, con un menu che cambia ogni giorno e abbandona, una volta tanto, la carne chianina.Ultima creatura di questa vulcanica famiglia, lo spazio Antichità & Design Caratelli, a Marciano della Chiana, dove un’ex fabbrica di piastrelle è ora un atelier con mobili di antiquariato, anche trasformati e riassemblati secondo l’estro del figlio Paolo, architetto e designer di interni, e borse di Silvia Pavanaello, stilista e designer, in un tripudio di stoffe e colori.

 


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L’ANIMA DELLA TERRA

Una residenza nella campagna della Val di Chiana racconta l’amore della proprietaria per la Toscana e per le sue suggestioni perdute. - Testo di Cesare Cunaccia Beatrice Caratelli è di Pienza, sogno architettonico umanistico voluto nel XV secolo da Pio II Piccolomini in mezzo a quella Val d’Orcia in cui era nato. E la si sente la sua parlata senese, la si avverte immediatamente, dolce e tagliente, sofisticata e basica insieme. Lei si racconta lungo le traiettorie della sua vita, il grande amore per la sua terra toscana, per una Sardegna lontanissima dal glamour della Costa Smeralda, per l’Ungheria di Pecs col suo variopinto mercato zingaro. Rivela l’incanto ritrovato camminando per Corso Rossellino a Pienza, in una ventosa giornata d’inverno, quando la città, finalmente svuotata dalle masse turistiche, si riappropria dei suoi ritmi e odori, stabilisce nuove appartenenze e suggestioni. Quello di Beatrice Caratelli è un itinerario sulle orme di una Toscana che forse non c’è più, a dispetto dei paesaggi sorprendentemente integri e delle stupefacenti bellezze artistiche, attraverso ancestrali e perduti sogni di una millenaria civiltà contadina, alzando la soglia di continuo davanti all’aggressione turistica incondizionata, alla sistematica progressiva demolizione dell’anima più vera e recondita di luoghi e persone. Nel 1981, lasciata la Sardegna, terra natale del marito in cui aveva intrapreso la sua attività di antiquaria, Beatrice Caratelli si trasferisce a Foiano della Chiana, centro sospeso sulla vastità agricola della Val di Chiana, dando l’avvio ai restauri di un’ampia casa colonica tardo-settecentesca originariamente adibita all’uso di fornace. La casa si trova al centro di un’azienda agricola dedicata alla coltivazione di grano, di olivi e girasole, cui sovrintende il marito. "Fatto singolare", rivela la proprietaria, " l’edificio, che versava in quasi completo abbandono, era allora abitato da un personaggio eccentrico, un uomo anziano in paese chiamato il ’maragià’, il quale lasciava tutto aperto, in modo che capre e piccioni potessero entrare ed uscire liberamente". Fervono i restauri, si apre la loggia murata, mentre La Lodola - il nome viene dato dal casuale ritrovamento di una formella in ceramica che reca dipinto proprio uno di questi uccelli- ritrova una nuova esistenza e diventa centro di un’intensa vita familiare. Intanto, nel 1987, Beatrice Caratelli apre una bottega d’antiquariato a Pienza, moltiplicando i propri viaggi all’estero, in Inghilterra, in Francia, in Ungheria, straordinario serbatoio di trovailles e scoperte, come lo scrigno quattrocentesco in rame ageminato e incrostato di pietre dure, "comprato quasi per caso da uno zingaro di Pecs che lo teneva sopra una vecchia stufa". La Lodola cresce, come crescono i figli, che prendono poi la via di Siena e di Firenze per gli studi, intreccia i fili della passione antiquaria della padrona di casa, riassume il suo estroso, libero divertirsi con colori, forme, bizzarrie, al di là di epoche e filologie prestabilite, di barriere qualitative ed accostamenti canonici. Sul dorato cotto senese dei pavimenti, sapientemente recuperato al pari delle strutture originali dell’edificio, si accumulano mobili e oggetti, si compongono collezioni, tra cui una raccolta di corni montati che la padrona di casa ama particolarmente, più che per le valenze apotropaiche, per il ricordo dei grandi e maestosi buoi che seguendo tracce millenarie solcavano le campagne della sua infanzia. Un palinsesto di affettuose memorie, di radici profonde. Foiano è ancora una frontiera di verità, non siamo nel Chiantishire pettinato e perfetto. Le linfe telluriche si rendono tangibili, reali, ruvide, in questo balcone spalancato sull’immensa ampiezza della Val di Chiana, sulla sua luce brillante e intagliata, tumultuosa di temporali e venti improvvisi, sulla terra grassa strappata alle paludi dal Fossombroni sotto i Lorena, dopo secoli di abbandono e malaria. Il genius loci è stato assolutamente rispettato, coltivato come una cara vicenda familiare, come un percorso ineluttabile. Ecco un aristocratico ritratto secentesco che esce da un’antica residenza della vicina Sinalunga, ecco l’acquerello ottocentesco che rappresenta la piazza di Foiano in un giorno di mercato, miscelati alle cose di famiglia, a un canterano lombardo dello scorcio del XVII secolo, alle carteglorie sarde di un metallo insolito, rude e scabro come la Sardegna. La cappa di un camino si appoggia su reggilampioni liberty reperiti in un vecchio albergo di Chianciano. Liberty anche per l’insegna in marmo grigio che recita a grandi caratteri "Sala di Varietà" e che un tempo si trovava sul muro esterno del Caffè Poliziano di Montepulciano. I colori sono un autentico Leitmotiv per la casa. Si manifestano sulle pareti, nei tessuti : cotoni, piquè, lini, tele grezze, velluti consunti, nelle tappezzerie. Gialli caldi, di una sfumatura di verde mela che è intessuta di viola e rosa, il rosso, il rosa antico, tema cromatico predominante, dettato da un piccolo stralcio d’intonaco emerso sotto vari strati durante i lavori di ripristino. Partiti i figli, alla Lodola rimangono molti spazi vuoti. Accanto all’ attività agricola viene aperto un bed & breakfast che imprime un’altra stagione di rinnovamento, l’ennesimo cambio di rotta. La proprietaria ora si ricava spazi intimi, raccolti, nella tessitura della propria casa. Uno studio e la piccola cucina ricavata nella veranda chiusa da vetri sono i luoghi preferiti. Specie la cucina, come invasa d’estate dal glicine che morbido l’abbraccia, invasa dal nitore del paesaggio nudo d’inverno, quando la neve annulla confini e attutisce i rumori. Ma l’avventura non finisce qui. "Sono sicura che in futuro", conclude Beatrice Caratelli, "vorrò inventare un altro spazio interamente mio. Iniziare da capo, ancora una volta. L’unica sicurezza è che sarà in campagna, immersa nella campagna, dove ci sia spazio per cani, gatto, polli, forse anche per un maiale".

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Articolo su SEURA del 4.9.2008

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Articolo sul quotidiano Iltalehti - Helmi del 3.7.2002

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